Giovanni il Teologo

Il logos radice dell’essere o dell’intuizione della dualità di colui che è

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Ἐν ἀρχῇ ἦν ὁ λόγος, καὶ ὁ λόγος ἦν πρὸς τὸν θεόν,
καὶ θεὸς ἦν ὁ λόγος.
2 οὗτος ἦν ἐν ἀρχῇ πρὸς τὸν θεόν.
3 πάντα δι’ αὐτοῦ ἐγένετο,
καὶ χωρὶς αὐτοῦ ἐγένετο οὐδὲ ἕν. ὃ γέγονεν
4 ἐν αὐτῷ ζωὴ ἦν, καὶ ἡ ζωὴ ἦν τὸ φῶς τῶν ἀνθρώπων·
5 καὶ τὸ φῶς ἐν τῇ σκοτίᾳ φαίνει,
καὶ ἡ σκοτία αὐτὸ οὐ κατέλαβεν.

(Giovanni 1,1-5)

 

Il famoso incipit del vangelo Giovanneo in un originale risalente al 200 dopo Cristo

Il famoso incipit del Vangelo Giovanneo in un originale risalente al 200 dopo Cristo

 

 

Kata Ioannen

– L’intuizione fondatrice della prospettiva del  Pensiero Uno in Giovanni il Teologo testimone e non maestro –

In principio era Giovanni. Duemila anni fa in palestina la nuova informazione, l’ultima consapevolezza e il progetto conseguente della “rivoluzione radicale del reale”: il trionfo del regno del figlio dell’uomo dopo i regni minerale, vegetale e animale. Già alle origini della storia della filosofia con i primi filosofi anche loro dell’Asia minore incontriamo la problematica dell’archè che in loro trova una nuova elaborazione che non sia esplicitamente religioso confessionale: l’acqua; i quattro elementi acqua,  aria,  terra e fuoco; l’apeiron o infinito di anassimandro. Giovanni riprende il genesi della tradizione ebraica e lo riscrive forte della sua cultura ormai anche greca con il termine logos intende sia “colui che è” della tradizione sia la sua incornazione nel Cristo-Logos. 

Il logos giovanneo non è semplicemente il logos ma “il-logos-che-era-in-principio” come egli precisa. Questo è principio e sostanza dell’essere: è la relazione che era in principio e questa relazione primigenia “che ancora splende nelle tenebre” rappresentate dal “principio di opposizione”, è proprio l’ultimo archetipo che sia ancora vivente: l’archetipo della Coniunctio quale idea non ancora gettata nel mondo ma ancora contenuta in sè presso l’ideante e pertanto tutt’uno con l’ideante, una sorta di volontà d’unione, ecco perchè Giovanni dice che “Dio è amore”.

Le tenebre chiamate tradizionalmente con termini che a noi contemporanei nutriti di cultura scientifico-sperimentale paiono alquanto folcroristici o perlomeno coloriti come “satana”, da non confondersi con il diavolo,  già Giovanni a suo tempo le aveva denominate queste oscurità dell’essere: “Principio di Opposizione”,  intendendo con questo termine una modalità di pensare guerrafondaia, una logica del pensare che separa, ama separare e gode a separare l’unità processuale dell’essere uno, nei suoi singoli e particolari momenti discreti, ignorando la realtà vera del  continuum. Da quanto detto risulta evidente come la caratteristica qualificante di questa sorta di dio Marte è proprio l’ignoranza che lo induce a non sopportare la pace ad amare dividere e a creare il conflitto. Su questo punto da rivoluzionari non ci si deve fare illusioni tentando di aggiustare il tutto salvando capra e cavoli in un desiderio di quiete: il principio di opposizione è il dio della materia, dello spazio-tempo, del mondo, è la forza d’inerzia non più creativa della memoria che vuole sopravvivere malgrado i cambiamenti e le trasformazioni evolutive che conducono  allo “Sposalizio finale” tra il maschile e il femminile dell’unico Dio che è il Dio del tutto che è padre e madre dello stesso padre del mondo il quale quest’ultimo non conoscnedo sua madre veniva deriso dai primi cristiani di orientamento gnostico come “il Dio Ignorante”.

L’incarnazione del Logos che era in principio è un fatto miliare in Giovanni, che di questo Logos pertanto non ha una concezione astratta e disincarnata: il Logos che era in principio coincide con l’uomo che si riconosce non altro da Dio, il Rabbi Jeschua di Nazareth,  e a sua volta il Rabbi coincide con Giovanni stesso e i narratori questo lo sanno bene quando dicono che i personaggi dei loro romanzi sono essi stessi.

Un Rabbi di Nazareth per il Rabbi di Nazareth. Proprio per questo diciamo che se il Rabbi ebraico innovatore della tradizione ha redento il mondo, il Messia a sua volta trova la propria redenzione nell’elaborazione Giovannea  ossia nella coriflessione di Giovanni con le sette comunità dell’Asia Minore detti giovannei.

Tanti da 2000 anni a questa parte hanno ricevuto la grazia di dialogare nella propria mente con il rabbi ebraico eterodosso ma cosa ne hanno fatto di questo dialogo?  Giovanni è stato Gesù per Gesù: l’ha trasfigurato nella sua mente in una potenza evolutiva-universale. Adesso in quale chiesa potrà mai entrare il Gesù di Giovanni? 

La testimonianza di Giovanni o dell’esperienza innamorata.  I testi giovannei andrebbero intitolati nel loro complesso “La testimonianza di Giovanni” in linea così con quanto egli dice di sè, di essere cioè semplice testimone di fatti reali da lui vissuti in prima persona: essi sono la riflessione sull’esperienza e solo in questa esperienza essi traggono la loro verità. In Giovanni l’esperienza è tutto anche se questa esperienza è un’esperienza innamorata là dove il soggetto e l’oggetto dell’esperienza si incontrano nonostante l’esserci ancora del “principio di opposizione” che è solo “il Padre del Mondo” e non” il Padre del Tutto”.

“La Parola che dà la vita esisteva fin dal principio: noi l’abbiamo udita, l’abbiamo vista con i nostri occhi, l’abbiamo contemplata, l’abbiamo toccata con le nostre mani. La vita si è manifestata e noi l’abbiamo veduta. Siamo i suoi testimoni e perciò ve ne parliamo.”

(Prima lettera di Giovanni 1,1,2)

Fu proprio allora che il Maestro divenuto ancor più maturo dopo il cruento confronto con le autorità ebraiche, l’esperienza della persecuzione e della crocifissione e quindi ancor più lontano dall’ortodossia monoteista ebraica, fu costretto dagli eventi a riconoscere pienamente il vero valore di sua madre, che prima non era stato pienamente compreso come attesta l’evento evangelico delle “Nozze di Cana” . Questa nuova consapevolezza egli la manifestò infine proprio sulla croce al suo spiritualmente più intimo, Giovanni, quale nuovo progetto della via di conoscenza da lui inaugurata che presupponeva un ulteriore lavoro da farsi nei secoli a venire di un riconoscimento pieno, totale e senza condizioni del valore di sua madre, il Santo Graal, Myriam di Nazareth, teologa ebrea, cresciuta e formatasi al tempio di Gerusalemme tra i dottori della Legge e in dialogo continuo con Javhè fin dall’infanzia il quale da Lei è stato trasformato concependo così una nuova concezione del Dio Unico e in questo senso da considerarsi la vera fondatrice della via di conoscenza cristica oltre che  femminile di Dio in quanto in lei è stata concepita la scintilla di una nuova via all’evoluzione dell’essere: la coscienza cristica oltre la coscienza antinomica (sia estroversa come nella civiltà ebraica  sia introversa come nella civiltà sorta sul fiume Indo)  che sa della dialettica dell’essere ovvero dei contrari in sè e non li esorcizza facilmente come nella coscienza antinomica che considerano rispettivamente inessenziali all’esserci dell’essere,  l’interiorità dell’essere o la sua esteriorità.

L’eredità del Cristo

"Giovanni questa è tua madre, Maria questo è tuo figlio"

L'ultimo eroe lacerato sull'antico albero della conoscenza e dell'evoluzione dove si intersecano la dimensione verticale e orizzontale dell'essere: "Giovanni questa è tua madre, Maria questo è tuo figlio"

 

 

La Relazione coincide con il Dio

In principio era il Logos (il Pensiero Vivente, la Relazione)

e il Logos che era in principio era presso il Dio

e il Dio era il Logos

questi, il Logos, in principio era presso il Dio.

 

 

La storia evolutiva della Relazione

Tutto ciò che è venuto ad essere:

gli esistenti,

e  i prototipi

costituenti la dimensione verticale dell’essere

e le copie,

costituenti la dimensione orizzontale dell’essere

Tutto ciò che è venuto ad essere

è venuto ad essere per mezzo del Logos che era in principio

e senza il Logos che era in principio

nulla sarebbe venuto ad essere 

di ciò che è venuto ad essere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Vita/Luce vera è questa Relazione

 

Tutto ciò che nel Logos che era in principio si concepiva

si inscriveva nell’essere come vita

e questa vita era la vera luce degli uomini

e questa luce del Logos che era in principio splende ancora nelle tenebre

poichè le tenebre non sono ancora mai riuscite ad offuscare in maniera definitiva

questa luce del Logos che era in principio.

 

In principio è quindi la Relazione primigenia, il Pensiero, ciò che è, colui che è, il Dio Vivente quale Dio unico e duale, l’uno e l’altro del discorso chiamato anche dal filosofo ebreo Martin Buber: I Due Termini dell’unico Principio Dialogico.

Tutto, l’uni-verso, la storia,  da questi è stata fatta quale vero protagonista di tutta la storia evolutiva a partire dal Big-Bang iniziale.

Il Logos Giovanneo non è soltanto il principio cronologico di questa storia ma nè è anche la sostanza: il Logos Giovanneo è un concetto ontologico in quanto era già prima della storia, è il vero soggetto della storia e sarà ancora dopo l’evento finale apocalittico nel quale la realtà tutta si rivelerà essere Relazione: il detto giovanneo “Deus caritas est”, Dio è Amore significa appunto Dio è infinitamente Relazione.

Questa nostra lettura del passo giovanneo trova un’ulteriore conferma anche in un commento di un teologo che ancora recentemente si è occupato del testo giovanneo:

“In principio era il Logos”, dice il prologo del Quarto Vangelo. Il che significa: in principio era la relazione. Il significato principale di Logos è relazione. La traduzione corrente con parola o verbo è secondaria, e comunque, anche traducendo Logos con parola, il significato di fondo non muta perchè la parola è funzionale alla relazione, suppone la relazione, nasce come espressione della relazione: se uno parla è perchè deve dire qualcosa a qualcuno. La parola procede dalla relazione, la quale è il vero principium, la vera arche di questo nostro mondo. La consueta traduzione di Giovanni 1,1 con “in principio era il Verbo” non dice nulla alla coscienza se non evocare qualcosa di misterioso. La traduzione  più appropriata, sia per ragioni linguistiche sia per ragioni teologiche, è “in principio era la relazione”, intendendo che l’ontologia che spetta alla seconda persona della Trinità è esattamente la relazione sussistente col Padre, con la sorgente della divinità, o che è lo stesso, dell’essere quale energia. […]  Proprio perchè l’essere è relazione, è così importante l’amore.”

(Brano tratto da “L’anima e il suo destino”, 2007,  di Vito Mancuso)

 

Giovanni il Teologo in un disegno di Silvia Montefoschi (1995)

Giovanni il Teologo in un disegno di Silvia Montefoschi (1995)

Anche la psicoanalista e filosofa Silvia Montefoschi legge Giovanni in questo senso  in particolare sia in “Il vivente” del 1988  che  in “Il regno del figlio dell’Uomo” del 1997 oltre che negli ultimi scritti degli anni 2000.

Quì esplicita ulteriormente la vera natura di questo Logos giovanneo:

“Dio infatti

era il pensiero

e se era il pensiero

egli

era già due nell’uno

consistendo il pensiero

della potenzialità e dell’atto

quali due momenti

della dinamica del pensare

E

questi due momenti

tra loro distinti

anche se identici

in quanto alla essenza

che è il pensiero

erano appunto

il femminile e il maschile

di dio”

(Brano tratto da “Il regno del figlio dell’uomo”, 1997,  di Silvia Montefoschi)

 

Last Update:  17 marzo 2009
Webmaster: Andrea Morelli

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